IL MARTEDI’ CULTURALE – Il prestigio senza tempo dei Fasti Praenestini

fasti-prenestini-1È al grammatico e retore Marco Verrio Flacco, probabilmente di Praeneste, che si deve la redazione e la stesura del calendario della città, i famosi Fasti Praenestini, fra il 6 e il 10 d.C.
Il calendario, composto in origine di dodici lastre, era inciso nel marmo ed esposto nel Foro della città di Praeneste. Da Svetonio sappiamo che era collocato su un basamento semicircolare. Una ipotesi suggestiva di Filippo Coarelli ritiene che esso fosse decorato dai celebri Rilievi Grimani, bassorilievi rappresentanti scene animali di allattamento, le quali sono riconducibili ai quattro momenti fondamentali dell’anno, le stagioni. Nel corso di scavi archeologici effettuati all’inizio del ‘900 da Dante Vaglieri fu rinvenuto sotto il selciato di Piazza Regina Margherita, l’antica piazza del Foro della città, una costruzione semicircolare, la quale è stata messa in relazione proprio con questo monumento.
I Fasti Praenestini rappresentano la più antica testimonianza della riforma del calendario voluta da Giulio Cesare a partire dal 46 a.C. I frammenti superstiti, la maggior parte dei quali venuti alla luce alla fine del Settecento in contrada Quadrelle, a Palestrina, permettono la ricostruzione parziale dei mesi di Gennaio, Marzo, Aprile e Dicembre.
Gennaio era il mese dedicato al dio Giano Bifronte e rappresentava il passaggio tra un anno e l’altro. Marzo invece, era dedicato al dio Marte, divinità invocata dai contadini affinché il raccolto fosse proficuo. In Aprile importante è la menzione delle festività in onore della dea Fortuna. I riti, presieduti dai sommi magistrati della colonia prenestina, i duooviri, erano concentrati in due momenti solenni: l’uccisione del vitello (vitulum immolant), immolato in onore della divinità dai supremi magistrati, e l’apertura dell’oracolo (oraculum patet).
Verrio Flacco, vissuto in età augustea, fu scelto da Augusto per l’istruzione dei suoi nipoti: Lucio e Gaio, figli di Giulia e Agrippa, in origine destinati alla sua successione, troveranno la morte entrambi in giovane età, tanto da costringere Augusto a dover ricorrere a Tiberio, figlio del primo matrimonio avuto da sua moglie Livia con con Tiberio Claudio Nerone.
Dopo il loro ritrovamento nel Settecento i Fasti Praenestini furono conservati nella casa romana dell’allora vescovo della città di Palestrina, il cardinale Francesco Giovanni Stoppani, per confluire poi, nel 1902, nella collezione archeologica del Museo Nazionale Romano, all’interno della quale oggi trovano ancora esposizione, nella sede delle Terme di Diocleziano.
Dal 2014 nel Museo Archeologico Nazionale di Palestrina sono esposti i calchi del calendario, realizzati grazie all’importante contributo offerto dalla Banca di Credito Cooperativo di Palestrina, che negli anni passati ha contribuito anche alla realizzazione dei due calchi dei rilievi Grimani oggi custoditi a Vienna. Così anche senza recarsi a Roma è oggi possibile godere in città di queste straordinarie testimonianze, che gli eventi hanno condotto via da Palestrina e dei quali ci siamo “in parte” riappropriati.