IL MARTEDI’ CULTURALE – I principi Barberini e il singolare culto di Santa Rosalia a Palestrina

santa-rosalia-tra-appestati_maratta_galleria-corsini_web Incastonata tra il Museo Archeologico Nazionale di Palestrina e gli appartamenti privati di palazzo Colonna Barberini, sullo scenografico piazzale della Cortina, si apre la chiesa di Santa Rosalia, cappella palatina dei principi Barberini.
La chiesa, come da titolazione, è dedicata a Santa Rosalia, la Santuzza di Palermo, che iniziò ad essere venerata nella città siciliana a partire dal 1624-1625. Le sue ossa, dopo il ritrovamento sul Monte Pellegrino sovrastante la città, furono portate in processione e cessarono la drammatica pestilenza che era in corso. Così, nel 1630, papa Urbano VIII Barberini ne istruì la canonizzazione, dando a Rosalia la veste e il ruolo di colei che intercede presso l’Altissimo per la libertà degli uomini e delle sofferenze rese dal morbo.
Nei territori limitrofi Palestrina in quel tempo la devozione popolare, di fronte alle catastrofi di gravi malattie e pestilenze, invocava solitamente la grazia e la protezione di san Rocco, non quella di santa Rosalia. Qual è pertanto il punto di contatto tra la Santa palermitana e Palestrina? La pestilenza che sconvolse la città nel 1656-1657 e la presenza della famiglia Barberini.
In quegli anni dal Regno di Napoli un’epidemia di peste si diffuse rapidamente a Roma e nel Lazio, spingendosi fino all’area prenestina. A seguito del morbo i principi Barberini lasciarono Roma, un ambiente poco salubre, cercando rifugio nel loro feudo prenestino. I Barberini, consapevoli dell’alto valore simbolico di Santa Rosalia, affidarono a lei le suppliche per riuscire a sconfiggere la pestilenza. Le cronache cittadine riportano che in quell’occasione le porte dalla città furono chiuse, limitando così la possibilità della diffusione e del contagio. Solamente cinquanta persone furono colpite e di queste la metà guarì completamente.
I Principi, memori della grazia ricevuta, decisero di dedicare alla Santa la nuova cappella palatina che avevano progettato di erigere nel palazzo baronale della città e insieme con le autorità diocesane, guidate dal vescovo Antonio Barberini, di elevarla a compatrona della città (al fianco di sant’Agapito Martire).
L’episodio miracoloso è riprodotto nella pala d’altare di Francesco Reali che decora la splendida cappella privata della famiglia a Palestrina, una semplice copia del dipinto originale realizzato per la dedicazione della chiesa dal famoso pittore di casa Barberini Carlo Maratta.

Per chi volesse approfondire le vicende storiche legate alla Santa e alla famiglia Barberini, vi segnaliamo la possibilità, in esclusiva, di visitare, con percorso guidato, la chiesa di Santa Rosalia tutti i giorni dalle 10 a alle 19.

 

Foto di Fototeca Zeri